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Riflessione andando al lavoro

Riflessione andando al lavoro

Affanni mattutini

Le cuffie pompano musica e dettano il ritmo del nostro passo. Ci si stipa in vagoni affollati, con gomiti e zainetti che insidiano la nostra comfort zone. Banchine affollate e scale di corsa, in uno slalom di anime per giungere al lavoro.

Automi senza coscienza nel grigio della metropoli; il Bianconiglio sussurra che è tardi.

Quando una mattina presi coscienza del fatto che stavo correndo mi sentii vuoto dentro.

Mi fermai ed ero un punto fermo nel turbinio di tacchi e cravatte che si affannavano come tarantolati in preda ad un ordinato delirio.

Ritmi e melodie

Ogni civiltà ha il suo ritmo, e quella rurale non si basa sulla playlist o sugli orari dei tram: preferisce le melodie della natura.

La vita scorre seguendo il solco temporale tracciato dal sole nel cielo, senza affanni.

In città ci sono marcatempo nevrotici che ci inducono a riversarci nelle strade e a rincorrere quel treno perché il prossimo è già tardi.

L’architettura moderna dalle linee affusolate e dinamiche rafforza il senso di moto, contrapponendosi alla maestosità ed alla tranquillità dei fregi classici.

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La maratona di Milano

A Milano la corsa verso l’happy hour comincia dal mattino. A passo lento si esce di casa, ma già in metro la velocità della massa è sostenuta.

Il caffè lungo al bar ostacola la tabella di marcia e chi si ferma sulle scale mobili è perduto.

Non ci si sacrifica per l’efficienza sul lavoro, ma per arrivare presto all’ape ed in palestra. Che poi i locali chiudono tardi e puoi allenarti anche di notte. Ma tocca andare a letto presto, altrimenti domattina si fa tardi.

La vita diventa un cane che si morderebbe la coda se solo riuscisse a raggiungerla, ma anche questa corre troppo e senza un comprensibile perché.

Roma, la grande bellezza

Riflessione andando al lavoro

Roma invece è una città meravigliosa, dove Zenone troverebbe materiale in abbondanza per i suoi paradossi: il traffico è perenne ma statico, si hanno mille cose da fare e si fa sempre tardi.

Come se la bellezza che ti avvolge ti impedisse di mordere l’acceleratore.

Tra il fascino delle rovine e l’equilibrio delle facciate delle chiese, alla fine dimentichi la tua destinazione, il tuo lavoro e ti ritrovi turista nella tua città.

In fondo il lavoro può attendere cinque minuti, o forse no. Ma bisogna per forza vivere in orario?

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